Mostro di Firenze - Processo Pacciani: le perizie balistiche - parte 3: la perizia Benedetti - Spampinato

di Enrico Manieri - Henry62


- La perizia Benedetti – Spampinato -


Questa perizia è, come già detto, inerente la cartuccia Winchester .22 L.R. trovata nell’orto di Pietro Pacciani.
 

Il magistrato formula una serie di quesiti che, partendo dalla descrizione accurata del reperto, consentano di identificare marca,calibro e tipo nonché ogni particolarità e traccia presente sulla cartuccia inesplosa.
Questi sono i quesiti del magistrato:

“I periti espletino i seguenti accertamenti:
  1. descrivano accuratamente il reperto costituito dalla cartuccia sequestrata presso Pacciani Pietro il 29/4/1992 (C.R. n.55357) al fine di determinare marca, calibro e tipo, corredando la descrizione con gli opportuni rilievi fotografici;
  2. procedano alla rilevazione sulla cartuccia sequestrata presso Pacciani Pietro, di ogni traccia e particolarità;
  3. stabiliscano se le microstriature che si evidenziano sulla cartuccia sequestrata presso Pacciani Pietro e in particolare sul bossolo di questa, siano riconducibili alla cosiddetta impronta di spallamento o comunque ad un congegno dell’arma;
  4. accertino se sui bossoli repertati in occasione dei vari omicidi commessi da persona o persone ignote dal 21-22/8/’68 all’8/9/1985 di cui ai corpi di reato nn.50958 e 52176, si rilevino microstriature riconducibili a quanto forma oggetto del precedente quesito.
  5. In caso di risposta affermativa al quesito indicato sub 4), procedano a comparazione fra le microstriature individuate sulla cartuccia, e in particolare sul bossolo, sequestrata presso Pacciani Pietro, e le microstriature rilevate sui bossoli repertati in occasione dei vari omicidi (CC.RR. 50958 e 52176), al fine di stabilire se esse siano riconducibili all’azione di un meccanismo della medesima arma;
  6. procedano a comparazione fra la lettera H punzonata sul fondello dei bossoli repertati in occasione dei vari omicidi cui si è fatto prima cenno,individuandone identità od omologie anche con riferimento alle dismorfie che tali lettere H presentano;
  7. indichino le cause della depressione dell’apice del proiettile e della curvatura dell’intera cartuccia sequestrata presso Pacciani Pietro, tenute naturalmente presenti le tracce che si evidenzino sul reperto,
  8. pongano in evidenza ogni e qualsiasi altro elemento utile all’indagine, che emerga dagli accertamenti demandati.”

    Il magistrato, pur dando al punto 8) pieno mandato di ricerca ai periti, indica in modo chiaro ed esplicito ciò che gli interessa primariamente, cioè se la cartuccia sequestrata ha a che vedere con quelle utilizzate nei vari omicidi, sia dal punto di vista costruttivo (marca, tipo e soprattutto il quesito specifico sulla lettera H punzonata sul fondello del bossolo), sia se può essere ricollegata a questi da eventuali segni lasciati nell’incameramento nella pistola del Mostro.



    Affrontiamo subito questo ultimo argomento, per passare poi ad approfondire i successivi.
    La pistola del Mostro non è mai stata trovata: non è, quindi, possibile effettuare una immediata comparazione fra una cartuccia nuova camerata con questa pistola e il reperto Pacciani.
    L’identificazione dell’arma con una Beretta semiautomatica in calibro .22 L.R. della serie 70 è stata possibile dall’identità di classe dei bossoli repertati nei vari omicidi, mentre l’unicità dell’arma impiegata è stata riconosciuta da specifiche marcature che questa lascia sui bossoli di risulta.
    Il fatto che l’arma possa essere – molto probabilmente – una Beretta della serie 70 restringe il numero di possibili modelli ma non ne identifica uno in particolare, perché nella serie 70 esistono diversi modelli entrati in produzione a partire dal 1958.
    La serie 70 fu progettata sostanzialmente per l’uso della cartuccia 7,65 mm Browning, e poi estesa a camerare il .22 L.R. e 9 Corto, dato che queste tre cartucce richiedono, mediamente, armi dalle dimensioni assai vicine.
    Le pistole camerate in .22 L.R. della serie 70 della Beretta sono sette, denominate con i numeri compresi fra 71 e 76, con l’aggiunta della 70S.
    Tutte condividono, con poche varianti di minor conto, la stessa organizzazione meccanica del modello base 71, in pratica la 70 camerata in .22L.R. anziché in 7,65 mm Browning.
    La 72 è una variazione della 71, fornita di serie di due canne intercambiabili di diversa lunghezza (90 e 150 mm); la 75, simile alla precedente,viene fornita con la sola canna da 150 mm; la 73 ha la sola canna da 150 mm ma ha la tacca di mira fissa sulla canna anziché sul carrello come i precedenti modelli; la 74 è simile alla 73 ma ha la tacca di mira regolabile in alzo e derivazione; la 70S ha la canna da 90 mm e modifiche all’impugnatura, mentre la 76 è quella splendida pistola propedeutica al tiro che molti ricorderanno per aver con essa fatto i primi passi nel mondo del tiro a segno sulla canonica distanza dei 25 m, molto diversa nell’aspetto dai modelli precedenti ma che condivide con loro l’organizzazione meccanica base del modello 70.
    Allo stato dei fatti nessuno può però escludere con certezza che la pistola del Mostro possa essere di fattura artigianale, realizzata partendo dalla collaudata meccanica di questa fortunata serie di pistole.
    Per assicurare la scientificità del confronto, ci si sarebbe aspettato che i periti allestissero due serie di pistole per effettuare l’esperimento: la prima composta di semiautomatiche della serie 70, possibilmente in un buon numero di esemplari (quanto meno una, meglio due, per modello esistente), la seconda di un ugual numero di armi del medesimo calibro ma di marche e modelli diversi fra i numerosi esistenti sul mercato, anche in riferimento al periodo temporale di esecuzione degli omicidi.
    La prima serie avrebbe costituito la prova, fondata su caratteristiche compatibili con l’identità di classe della pistola del Mostro, la seconda sarebbe stata la controprova, perché costituita da armi sicuramente non compatibili con la famigerata Beretta serie 70.
    Se dal confronto fosse emersa, in modo inoppugnabile, la compatibilità della cartuccia Pacciani con la SOLA prima serie, saremmo di fronte ad un dato certo e inconfutabile di pressoché evidente compatibilità della cartuccia con la pistola del Mostro.


    Piuttosto riduttiva appare quindi l’affermazione dei periti:
    “Considerato che nel corso di precedenti indagini peritali fu accertato che, con ogni probabilità, l’arma impiegata per consumare gli otto duplici omicidi era un esemplare di pistola semiautomatica Beretta cal. .22L.R. della serie 70, abbiamo proceduto a verificare se le tracce di cui sopra potevano essere compatibili con l’avvenuto contatto con un’arma della serie sopraccitata.
    Per condurre questo accertamento abbiamo impiegato una pistola Beretta Mod.70S matricola AA53454, prelevata dall’Armeria del Banco Nazionale di Prova, e due pistole Mod.71, contraddistinte dal numero di matricola 52993 e 52119, giacenti presso il Magazzeno (sic, n.d.r.) della Pietro Beretta S.p.A.
    Le esperienze sono state compiute utilizzando cartucce Winchester Leader munite di pallottola di piombo nudo e cartucce Winchester Super Speed, munite di pallottola ramata (Lubaloy).”.

    La criticabilità del discorso consiste nell’atteggiamento mentale con cui si pongono i periti: la tesi da dimostrare, che cioè la cartuccia sequestrata sia stata camerata nell’arma del Mostro, viene assunta come ipotesi, al punto che non si reputa necessario escludere, mediante verifica peritale,la possibilità che la cartuccia possa essere stata introdotta in una pistola di qualunque altra marca o modello.
    Ci troviamo in presenza di una cartuccia non sparata, priva di qualunque possibilità di identificazione di classe di una eventuale arma che l’avesse camerata, dato che gli stessi Benedetti e Spampinato dicono nella loro perizia (pag.16):
    “Sul fondello del bossolo della cartuccia non si rilevano tracce attribuibili all’azione del percussore, dell’estrattore e dell’espulsore dell’arma.”.


    I periti rilevano invece, ben visibili sul rim del fondello, le microstrie lasciate dal bordo inferiore della faccia del carrello-otturatore sulla cartuccia, durante l’operazione di sfilamento della cartuccia dal caricatore.
    Queste microstrie sono lasciate dallo spigolo inferiore della testa dell’otturatore, cioè da un elemento comune, nel funzionamento, alla maggior parte delle pistole in circolazione in calibro .22L.R..
    Ogni pistola, Beretta o no, può lasciare queste strie, senza che da ciò si possa automaticamente identificare, con elevato grado di certezza, uno specifico modello o marca di pistola.
    Queste strie sono prodotte, ove lo fossero perché vedremo che non sempre lo sono, dai testimoni di lavorazione lasciati dall’utensile che rifinisce i piani dell’otturatore (nella maggior parte dei casi, quindi, dalla lima dell’operaio che toglie le bave di lavorazione ai pezzi meccanici lavorati in serie).
    Possono due pistole diverse lasciare strie fra loro compatibili?
    Potrebbero, se dimostrassimo che i due carrelli-otturatori montati hanno un profilo con i principali testimoni di lavorazione collocati nelle stesse posizioni relative.
    Non dobbiamo dimenticare che questi profili, sebbene in acciaio e a contatto con il più tenero ottone, non sono immutabili nel tempo ma subiscono l’usura e risentono delle condizioni di pulizia in cui si trova ad operare l’arma, per cui l’identità di arma può essere eventualmente rilevata dai gruppi di microstrie più evidenti lasciati su superfici di pari estensione.
    Numerose sono le variabili che influenzano il fenomeno: velocità del carrello, angolo di presentazione della cartuccia e quindi tipo di elevatore del caricatore, inerzia della cartuccia nel farsi sfilare, forza della molla del caricatore (in un caricatore pieno la molla spinge di più che in uno vuoto e quindi la forza con cui il carrello sfila la cartuccia è diversa); gli stessi periti onestamente affermano che (pag.18):
    “Per questo motivo nel corso dei nostri esperimenti abbiamo ottenuto bossoli con microstrie ben evidenti, altri con microstrie poco profonde ed altri ancora senza microstrie.”.
    Perciò, partendo dalle tracce lasciate su un certo numero di cartucce, camerate sicuramente da una medesima pistola oggetto di prova, non si è in grado di fare con certezza il cammino a ritroso, cioè di riconoscere tutte le cartucce come camerate dalla stessa arma, se non quando ci si trova nella fortunata combinazione di bossoli in cui si possano confrontare le intere zone coperte da strie.
    Questa considerazione è importante, perché attesta che il confronto, perché sia significativo, deve avvenire su superfici omogenee.
    Nel caso specifico della cartuccia Pacciani i periti, contraddicendola loro stessa precedente affermazione, dichiarano (pag.43):
    “Gli esami di comparazione, effettuati fra le microstrie presenti sui bossoli sparati con le tre pistole Beretta cal. .22L.R. della serie 70 e quelle presenti sulle cartucce introdotte nella canna delle medesime hanno consentito di stabilire che ciascuna arma imprime, sugli elementi di colpo che impiega, microstrie con andamento e posizione reciproca coincidenti, le quali hanno caratteristiche peculiari riferibili a una sola arma.”.
    Come sia possibile affermare che un bossolo addirittura privo di microstrie possa essere ricondotto all’arma che lo ha camerato non ci risulta chiaro.


    I periti procedono al confronto delle strie trovate sulla cartuccia Pacciani con quelle rinvenute su alcuni bossoli dei vari omicidi, concludendo:

    “Questa serie di confronti ha consentito di rilevare, nella maggior parte dei casi, una buona identità nell’andamento e nella posizione reciproca delle microstrie più profonde, presenti sulle superfici non deformate sottoposte a comparazione.
    Tuttavia le singole comparazioni non si sono potute effettuare fra superfici omogenee, sulle quali cioè si potessero confrontare microstrie presenti su settori della medesima ampiezza.
    Ricordiamo infatti che su nessuno dei bossoli sparati repertati nei casi sopraccitati è stato rilevato un settore di microstrie avente la stessa identica ampiezza di quello presente sul bossolo della cartuccia sequestrata nella casa del Pacciani.
    Inoltre, in prossimità dei lati destro o sinistro dell’impronta del percussore di alcuni bossoli repertati sono state rilevate microstrie che presentano lievi discontinuazioni rispetto a quelli presenti sulla cartuccia Pacciani; queste anomalie dovrebbero comunque, con buone probabilità, essere state determinate dalle deformazioni, con conseguente stiramento del metallo e incurvamento della superficie, provocate sul fondello dei bossoli dall’urto del percussore all’atto dello sparo.
    Sulla base delle considerazioni precedentemente esposte, riteniamo di poter affermare che gli elementi acquisiti nel corso di questa indagine non siano del tutto sufficienti ai fini di formulare un giudizio di certezza in ordine alla provenienza della cartuccia Pacciani dalla stessa arma con cui vennero esplosi i bossoli repertati sui luoghi degli otto duplici omicidi.
    Tuttavia, la buona coincidenza riscontrata nei singoli fasci di microstrie, fra loro adiacenti, presenti sulle superfici non deformate dei vari reperti comparati, non ci consente di escludere questa possibilità.”.

    Giudizio aperto all’interpretazione individuale, quindi privo di quel rigore scientifico che è alla base dell’istituto stesso della perizia.
    Le possibili risposte di un confronto come quello operato non possono che essere due: o si o no.
    Non si può parlare di una generica “buona identità”, “nella maggior parte dei casi”, anche perché non è nota la scala di identità in cui collocare il buono, il discreto e l’insufficiente.
    L’identità o esiste o non esiste, altrimenti si parla di analogia o di somiglianza.
    Un’altra traccia su cui i periti hanno potuto lavorare è un solco trovato sul fondello, fatto risalire giustamente ad uno strisciamento della cartuccia contro il labbro del caricatore in fase di inserimento nel serbatoio.
    Chi ha esperienza nel maneggio delle armi sa quante volte capiti un simile caso, per cui possiamo sicuramente accettare l’ipotesi dei periti.
    Il confronto avviene fra questo solco e altri simili trovati su almeno due bossoli corpi di reato; le conclusioni sono:
    “Un’altra identità significativa è stata accertata nella cartuccia rinvenuta presso la casa del Pacciani e in due dei bossoli sparati, quelli repertati rispettivamente in occasione dei duplici omicidi Migliorini-Mainardi e Meyer-Rusch; questa identità riguarda un’incisione particolare, riscontrabile sulla faccia piana del fondello dei reperti e consistente in un solco, pressoché rettilineo, all’interno del quale è presente una microstria.
    Le foto allegate alla relazione dimostrano che, in alcuni tratti, la larghezza dello stesso solco e la posizione relativa della microstria sono coincidenti.”.
    Come in precedenza la parola identità viene usata in modo piuttosto elastico: se solo in alcuni tratti si ha identità significativa, vuol dire che negli altri tratti si ha una altrettanto significativa diversità, per cui non si capisce con quale metodo matematico si debbano attribuire pesi statistici diversi ai tratti che soddisfano l’attesa dei periti e a quelli che non la soddisfano.

    Il quesito posto dal magistrato sulle eventuali identità ed omologie della lettera H punzonata sul fondello delle cartucce di produzione Winchester, con qualunque tipo di ragionamento su spessori di tratti e dismorfie, non ha assolutamente alcun valore ai fini della perizia; l’allestimento del bossolo, quindi anche la sua punzonatura, è del tutto svincolato dalla costruzione della cartuccia, tanto è vero che bossoli costruiti nello stesso periodo, quindi con tutte le identità (questa volta nel vero senso della parola) che vogliamo, sono stati utilizzati per realizzare non solo lotti diversi dello stesso tipo di cartuccia, ma addirittura cartucce di modello diverso.
    La prova di questa affermazione è nei corpi di reato degli omicidi di Firenze, quando i periti affermano:
    “L’esame della lettera H stampigliata al centro del fondello della cartuccia sequestrata presso l’abitazione di Pacciani Pietro, di quella impressa sulla cartuccia rinvenuta presso l’Ospedale dell’Annunziata, nonché sui bossoli sparati, sequestrati sui luoghi ove vennero consumati gli otto duplici omicidi, hanno consentito di accertare che gli stessi segni grafici hanno caratteristiche morfologiche generali coincidenti su tutti i reperti.”.
    Nell’omicidio Lo Bianco-Locci (1968) e Gentilcore-Pettini (1974) furono utilizzate cartucce con palla ramata tipo Lubaloy (probabilmente cartucce .22L.R.Winchester-Western Super Speed); nel 1981 (omicidio Foggi-De Nuccio) cartucce Winchester con palla in piombo nudo, così come nell’omicidio Baldi-Cambi avvenuto nel medesimo anno ed in quello Migliorini-Mainardi dell’anno seguente.
    Nell’omicidio dei due ragazzi tedeschi Meyer-Rusch (1983) furono utilizzate cartucce con palla in piombo nudo e con palla ramata; nel 1984 (omicidio Stefanacci-Rontini) e nel 1985 (omicidio Mauriot-Kraveichvilj, i ragazzi francesi campeggiatori) palle in piombo nudo; la cartuccia rinvenuta nel parcheggio dell’Ospedale dell’annunziata di Firenze e quella rinvenuta nell’orto di Pacciani sono del tipo con palla in piombo nudo.
    Veniamo finalmente all’identificazione ed alla descrizione della cartuccia, così come vengono eseguite dai periti.
    I periti hanno in mano una cartuccia in calibro .22 L.R. prodotta dalla Winchester, con fondello punzonato con la H e palla in piombo nudo.

    L’identificazione che viene fatta è la seguente:
    “Le caratteristiche morfologiche e strutturali dei componenti metallici della cartuccia repertata presso l’abitazione di Pacciani Pietro sono compatibili, per quanto a nostra conoscenza, con quelle dei sottoelencati modelli di munizione cal. .22L.R., allestite dalla ditta Winchester-Western:
    • Winchester LEADER,
    • Winchester EZXS,
    • Winchester XPERT,
    • Winchester SUPER X,
    • Winchester PISTOL 22,
    • Winchester-Western SUPER MATCH MARK IV,
    • Winchester-Western T22,
    • Winchester-Western SUPER MATCH GOLD.”.

    Cioè otto diversi modelli che, in qualche modo devono pur differenziarsi, non pensando che una ditta seria come la Winchester possa vendere lo stesso prodotto sotto otto diverse denominazioni.


    I periti ammettono molto onestamente di non essere in grado di identificare la cartuccia, ed in effetti il compito non è semplice, se il riconoscimento deve essere fatto dal solo esame esterno.
    Per quanto ci riguarda, questo problema fa parte di quelli che abbiamo girato alla Casa madre americana.



    E’ in questo contesto che incappiamo in un fatto piuttosto strano, di cui riferiamo.
    Leggendo semplicemente le perizie che sono state fatte su questa cartuccia non possiamo non accorgerci che nella perizia Mei (di cui tratteremo tra poco), assegnata dal magistrato nella stessa data di quella Benedetti-Spampinato, si dice espressamente (pagg.5-6):
    “Allo scopo di approfondire le osservazioni sulla dezincificazione del reperto 55357 e di misurare la profondità di penetrazione dello strato corrosivo, il bossolo in questione è stato sezionato trasversalmente, sentito il parere del Generale Spampinato, a circa 5 mm dal fondello e inglobato in resina metallografica.”.

    Quindi la cartuccia è stata scaricata, come perfettamente constatabile anche dalla documentazione fotografica originale a corredo del pezzo e che per la prima volta viene mostrata sulle pagine di una rivista specializzata, ed il bossolo sezionato, come evidente dalle microfotografie al microscopio elettronico delle sezioni del bossolo stesso.


    Il perito Benedetti, durante un nostro colloquio telefonico avvenuto più o meno nel periodo di svolgimento di EXA95, apprende da noi la notizia che la cartuccia non esiste più, perchè scaricata e tagliata per eseguire la perizia sulla corrosione del bossolo.
    La sua sorpresa ed il timore subito espresso che nell’operazione possano inavvertitamente essere state rovinate delle parti importanti del bossolo, soprattutto ai fini del processo di appello che dovrebbe aprirsi entro non molto, ci colpisce.
    Possibile che la cartuccia possa essere stata tagliata senza che uno dei periti direttamente interessasti ne fosse a conoscenza?
    A quanto pare si.

    Del resto lo stesso consulente della difesa Morin ci è parso sorpreso nel sentire telefonicamente che la cartuccia non esisteva più,
    Gli interrogativi che nascono sono numerosi ma, giusto per restare inerenti all’argomento, quello che ci chiediamo è perché non sia stata eseguita una perizia chimica per accertare il tipo e la composizione della carica della cartuccia, , non sia stata pesata la palla e fatta una perizia per accertare la composizione chimica della lega di piombo.
    Dal tipo di polvere da sparo utilizzato si potrebbe forse risalire al periodo di produzione della cartuccia.
    Se, come ci auguriamo, tutto ciò che resta della cartuccia Pacciani è stato restituito all’autorità, nel processo di appello sarà possibile approfondire il discorso (abbiamo naturalmente fatto delle ricerche in tal senso ma al momento in cui scriviamo tutto il materiale è ancora in carico al magistrato e, comunque, non sarebbe possibile avere nessun tipo di informazione sullo stato del corpo di reato fino all’apertura del processo di appello).



    Un altro elemento, sfuggito ai periti Benedetti e Spampinato ma che riteniamo di un qualche interesse nell’identificazione della cartuccia, deriva sempre dalla lettura della perizia Mei, sicuramente interessante per molti aspetti.

    A pag. 5 leggiamo: “Un’altra differenza che è stata riscontrata riguarda la morfologia della zona di aggraffatura del bossolo sull’ogiva. Nel caso del “confronto” (n.d.r.: un bossolo di recente produzione, preso come termine di paragone nell’analisi del reperto) si ha un’unica impronta circolare (cfr.fig. 27) mentre nel caso del reperto 55357 l’attrezzo per la aggraffatura ne ha lasciata una, a quattro scalini degradanti (sic, n.d.r.), come può essere rilevato dalla fig. 28.”.

    Se il metodo di crimpatura della palla fosse effettivamente cambiato nel tempo, la Olin-Winchester potrebbe fornirci, come già richiesto, almeno un riferimento temporale entro cui racchiudere il periodo di produzione di questa cartuccia.
    Un altro problema su cui i periti hanno dato un’interpretazione assai particolare emerge ancora una volta dalla documentazione allegata alla perizia Mei; nella figura 1 e nella fotografia relativa al terzo settore della cartuccia Pacciani sono riportate le conclusioni raggiunte dagli esperti balistici della Polizia Scientifica del Gabinetto Regionale per la Toscana nell’esame del reperto, avvenuto in data 2 maggio 1992.
    Senza ombra di dubbio i segni localizzati in prossimità del fondello nel terzo quadrante della cartuccia sono individuati come lasciati da un’operazione di estrazione, per cui se ne dovrebbe, a logica, concludere che il segno più prossimo al fondello sia dovuto all’estrattore, come del resto anche la fotografia che alleghiamo documenta in modo piuttosto inquietante.



    I periti Benedetti e Spampinato invece affermano (pag. 15):

    “Sul terzo settore, situato ad una distanza angolare di 180° rispetto al primo, si notano due deformazioni: la prima si trova a 2,25 mm dalla bocca del bossolo, la seconda è impressa alla base del corpo cilindrico del bossolo in prossimità della faccia interna del collarino (vedi foto dal n.37 al n.41).
    Quest’ultima non può essere attribuita all’estrattore dell’arma perché, vedi foto n.40 bis, è molto più larga di quello che quest’organo ha prodotto sui bossoli repertati.”.

    Perciò, secondo i periti, questa impronta non può essere stata lasciata sulla cartuccia Pacciani dall’estrattore di una pistola qualsiasi, anche della serie 70, perché è molto più larga di quella lasciata dalla pistola del Mostro sui bossoli repertati...

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