Mostro di Firenze - Processo Pacciani: studio delle tracce del terzo settore del corpo di reato n.55357

di Enrico Manieri - Henry62

Questo studio è un approfondimento che si basa sulla documentazione relativa al corpo di reato n. 55357, presentata nel procedimento penale di primo grado contro Pietro Pacciani per i delitti del cosiddetto Mostro di Firenze.

Lo studio è stato sviluppato unicamente sulla base del materiale fotografico presente negli atti del processo, allegato alla relazione finale della consulenza peritale del dott. Mei.
Il corpo di reato in questione è la cartuccia inesplosa calibro .22 L.R., marca Winchester, rinvenuta durante la perquisizione del 1992 nell'orto di Pietro Pacciani.

E' necessario premettere che la cartuccia Winchester .22 L.R. potrebbe essere utilizzata indifferentemente sia in armi corte che in armi lunghe per il tiro sportivo e di divertimento, a ripetizione ordinaria o semiautomatica, dotate o meno di caricatore: per questo motivo parlerò genericamente di arma, intendendo con essa qualunque arma camerata per questo tipo di munizione, dato che in nessun modo è possibile a priori restringere il perimetro di utilizzo della cartuccia ad un sottoinsieme di armi.

Trattandosi poi di una cartuccia inesplosa, nulla vieta che la stessa possa essere stata, in tempi diversi, camerata, non sparata, estratta ed espulsa da armi diverse prima che avvenisse il probabile inceppamento che ha alterato l'integrità fisica e le caratteristiche geometriche della cartuccia, impedendone definitivamente l'introduzione in camera di scoppio.
E' appena il caso di sottolineare che nella perizia Benedetti - Spampinato, in cui per rispondere ai quesiti posti dal giudice sono stati svolti anche accertamenti balistici relativi alla cartuccia, l'ipotesi di utilizzo in arma diversa dalla pistola semiautomatica non è stata nemmeno contemplata. A dire il vero, nella medesima perizia si è fatto riferimento solo a un gruppo numericamente limitato di pistole marca Beretta che presentavano identità di classe con l'arma probabilmente utilizzata dal Mostro di Firenze, e non si è provveduto a testare se pistole sicuramente non compatibili per marca e modello con quella probabilmente utilizzata dall'assassino avrebbero potuto lasciare tracce equivalenti a quelle rinvenute sulla cartuccia Pacciani.

Per identificare la collocazione delle tracce sul corpo di reato utilizzerò la classificazione adottata dai periti Benedetti, Mei e Spampinato nel corso delle loro perizie, così come risulta dalle loro relazioni finali.
La cartuccia è stata fotografata dal dott. Mei, settore per settore, a fianco di un disegno ingrandito su cui sono evidenziate le tracce presenti su ciascun quadrante e sul fondello.

Dalle singole immagini fornitemi in stampa positiva a colori, da me acquisite in formato elettronico tramite scansione a 1200 dpi senza l'utilizzo di filtri digitali, ho estratto la parte grafica, che presento di seguito, da cui si può avere la visione sintetica delle evidenze rilevate in sede di analisi.
Questa immagine, nella forma grafica di disegno, è presente come Fig.1 alla pagina 9 della relazione Mei.

Preciso subito, perchè è un dato che ritengo importante, che nella perizia Mei, a pagina 3 al punto "3.1 Esame visivo allo stereomicroscopio", viene scritto:

"In fig.1 è riportata la rappresentazione schematica del reperto 55357 e la localizzazione per settore dei danneggiamenti rilevati sulla superficie durante l'esame balistico della Polizia Scientifica Gabinetto Regionale per la Toscana del 2 maggio 1992.".

Il dott. Mei, raggiunto telefonicamente nel 1995, confermò di non essere l'autore dei disegni che seguono.


Oltre ad una evidente incongruenza nella notazione dei settori sul fondello (se osserviamo il primo quadrante - prima immagine a sinistra - sul fondello il numero 1 appare nella porzione superiore del cerchio del fondello, per cui la convenzione grafica è che in quella posizione debba trovarsi il codice del quadrante illustrato in alzata, ma nella seconda immagine da sinistra, nella posizione concordata troviamo il codice 4, mentre in alto c'è l'indicazione 2...) , la mia attenzione è stata immediatamente attratta dal quadrante 3 (terza immagine da sinistra).
Teniamo ben presente quella immagine e alla luce di questa, guardiamo cosa scrivono i periti nelle loro relazioni.

Dalla perizia Benedetti - Spampinato:
"Sul terzo settore, situato ad una distanza angolare di 180° rispetto al primo, si notano due deformazioni: la prima si trova a 2,25 mm dalla bocca del bossolo, la seconda è impressa alla base del corpo cilindrico del bossolo in prossimità della faccia interna del collarino (vedi foto dal n.37 al n.41).
Quest'ultima non può essere attribuita all'estrattore dell'arma perchè, vedi foto n.40 bis, è molto più larga di quella che quest'organo ha prodotto sui bossoli repertati.".

Dalla perizia Mei:
"In fig. 8 è riportata la vista di insieme del settore 3.
In questo settore si possono osservare danneggiamenti all'ogiva in piombo e alla parte superiore del bossolo (cfr. fig. 9) e la presenza, in prossimità della base del fondello, di una intaccatura e di alcune macchie rossastre (cfr. fig. 10).".


Dalla fotografia etichettata figura n.10, riprodotta a pagina 15 della relazione Mei, avente la seguente didascalia: "Fig.10 - Macrofotografia del proiettile reperto 55357. Si noti il danneggiamento presente sul fondello indicato dalla freccia e le zone rossastre in prossimità di esso. X20 Neg.20." è stato possibile ricavare alcune interessanti informazioni.

Digitalizzata l'immagine, ho individuato la porzione contenuta nel rettangolo dal contorno giallo, che ho convertito in scala di grigi utilizzando un software per l'elaborazione delle immagini: questa operazione non introduce o modifica elementi presenti nell'immagine in termini di dimensioni e posizionamento relativo, ma consente una miglior lettura visiva delle variazioni di uniformità dell'oggetto rappresentato.


Si evidenziano tre gruppi di tracce: una accentuata depressione vicina al collarino, un'altra, più lieve - quasi un graffio - parallela al fondello poco sopra e due tracce macroscopicamente fra loro parallele con andamento lineare spezzato, parallele all'asse del bossolo e con andamento obliquo dal basso a destra verso l'alto a sinistra.


- 1° Gruppo di tracce -

La prima depressione del bossolo in prossimità del collarino è caratterizzata da un bordo ben definito nel lato rivolto verso il fondello.

L'impronta ha andamento obliquo e risulta essere assai prossima alla zona in cui la superficie cilindrica del bossolo si unisce al collarino. Salendo, si incontra un'area caratterizzata da uno schiacciamento che, progressivamente, va a raccordarsi e ad uniformarsi con la superficie cilindrica del corpo del bossolo.

Nella figura che segue è rappresentato un particolare ingrandito di questa traccia, in cui si nota la continuità dell'impronta e l'assenza di sbavature della traccia nel suo bordo inferiore.


Il peculiare posizionamento della traccia, sia come andamento che come distanza dal collarino, fa supporre che sia stata prodotta da un estrattore di arma da fuoco, così come è evidenziato anche nel disegno dei rilievi effettuato dalla Polizia Scientifica del Gabinetto Regionale per la Toscana.

La localizzazione dell'impronta è infatti tipica di tale organo, sia in un'arma semiautomatica che a ripetizione manuale, ma per i periti Benedetti e Spampinato tale attribuzione non vale, dato che "Quest'ultima non può essere attribuita all'estrattore dell'arma (del mostro, n.d.r.) perchè, vedi foto n.40 bis, è molto più larga di quella che quest'organo ha prodotto sui bossoli repertati.", cioè l'impronta presente sulla cartuccia Pacciani in una zona che é compatibile, per posizione e dimensioni, con quella tipica lasciata dagli estrattori sui bossoli non può essere considerata tale, secondo i periti, perchè la pistola del Mostro lasciava sui bossoli una impronta diversa...

E' evidente l'inconsistenza logica di questa affermazione, in cui si fanno affermazioni su caratteristiche dell'impronta del corpo di reato n.55357 giustificandole col fatto che un'altra arma, su altre munizioni, lasciava impronte diverse!

L'unica considerazione logicamente possibile da parte dei periti sarebbe stata questa: ammesso e non concesso che questa impronta fosse stata lasciata da un estrattore di un'arma, dato che è provato che l'estrattore dell'arma utilizzata dal Mostro lasciava sui bossoli impronte di estrazione morfologicamente e dimensionalmente diverse da quella rinvenuta sul corpo di reato n.55357, questa arma non poteva essere l'arma del Mostro.


- 2° e 3° Gruppo di tracce -

Proseguendo l'analisi, nella zona immediatamente superiore si colloca una impronta con andamento lineare, parallela al fondello e sopra ad essa un terzo gruppo costituito da due impronte principali, accompagnate da altre di minore entità, caratterizzate da andamento quasi parallelo fra loro.

Macroscopicamente, queste impronte quasi parallele individuano due linee spezzate aventi andamento caratterizzato da tratti rettilinei di diversa inclinazione.
Queste impronte, ingrandite, risultano formate da una successione di tracce di diversa profondità ed estensione, aventi andamento sostanzialmente parallelo al fondello e che si sviluppano in senso longitudinale lungo l'asse del bossolo; ad un certo punto, le tracce subiscono una netta inclinazione, per poi arrestarsi in una zona caratterizzata da una ampia impronta provocata plasticamente da una elevata pressione meccanica.


Ad un sommario esame, come consentito dall'analisi di una sola immagine disponibile, queste impronte sembrerebbero essere state prodotte dal contatto fra il bossolo ed un corpo che, strisciando lungo l'asse del bossolo, determini una serie di contatti ripetuti di forza diversa, che lasciano sull'ottone impronte di diversa profondità, come una sorta di saltellamento, fino all'arresto completo: un danno di questo tipo su una cartuccia è generalmente provocato da un inceppamento.

Analizziamo allora il possibile meccanismo di inceppamento, per valutare in quali condizioni tale evento avrebbe potuto verificarsi, anche per ricercare altre eventuali tracce o deformazioni che possano risultare giustificabili con l'ipotesi formulata, rafforzandola.

- IPOTESI DI STUDIO DELLE TRACCE PARALLELE -

Il contesto più probabile, data la specifica localizzazione delle tracce, é quello di un inceppamento della cartuccia che non riesce a risalire la rampa di alimentazione per allinearsi correttamente con la camera di scoppio e, successivamente, entrare regolarmente in essa.
Se la camera di scoppio fosse stata occupata da un altro bossolo, la cartuccia sarebbe scivolata sul fondello della cartuccia camerata, restando bloccata fra la culatta e l'otturatore o avrebbe potuto cadere al di fuori dall'arma. In entrambi i casi la cartuccia sarebbe stata molto probabilmente schiacciata, subendo la deformazione della sezione trasversale del bossolo (ovalizzazione).

Nel caso di inceppamento con camera di scoppio vuota, il rischio di impuntamento della palla in piombo contro lo spigolo della bocca della camera sarebbe stato elevato. In questo modo, a camera vuota, la palla in piombo della cartuccia non riesce ad allinearsi correttamente e ad imboccare la camera, andando a cozzare contro lo spigolo interno della camera.
Sotto la violenta spinta dell'otturatore (carrello otturatore nel caso di una pistola semiautomatica), la cartuccia, il cui asse non è parallelo a quello di movimento dell'otturatore, viene forzata a muoversi in avanti ma, non riuscendo ad entrare in camera di scoppio, viene sollecitata lateralmente a taglio sul corpo del bossolo.

La superficie anteriore della palla in piombo, ovviamente, si danneggerebbe, riportando una tacca a stampo che riprodurrebbe l'andamento dello spigolo della camera di scoppio e, al crescere della forza esercitata dall'otturatore, la resistenza meccanica dell'incastro della palla col bossolo (crimpatura) inizierebbe a cedere.

Dalla perizia si apprende che in effetti la palla è libera di ruotare rispetto al bossolo.
La cartuccia inizierebbe quindi a deformarsi, in modo tale che l'asse della palla si inclina rispetto a quello del bossolo, flettendosi nel senso di applicazione della sollecitazione. Se questa ipotesi è corretta, allora dovremmo trovare la cartuccia "ingobbata" con la macro-concavità diretta in senso opposto al verso di applicazione della forza.

Dato che il punto di contatto si trova sul 3°quadrante della cartuccia, mi aspetto quindi che il profilo della cartuccia presenti in questo quadrante un andamento sostanzialmente concavo.
La verifica è immediata: basta osservare la tavola sinottica dei danneggiamenti o le immagini seguenti per vedere l'andamento del profilo laterale di un quadrante sfasato di 90° rispetto al 3° quadrante, cioè il profilo sinistro del quadrante precedente o quello destro del successivo: la cartuccia risulta deformata con concavità nel terzo quadrante.

 
Questa constatazione ci consente di affermare che le tracce parallele sono dovute all'azione di una forza che è anche la responsabile dell'ingobbamento della cartuccia e, come tali, non possono che essere state prodotte da un organo dell'arma in cui si è verificato l'inceppamento.
Osserviamo ora queste impronte; il fatto che le impronte del ramo sinistro siano più evidenti di quelle del ramo destro e che l'andamento di entrambe sia orientato verso sinistra, ci fa ipotizzare che, mentre avveniva il contatto, la cartuccia abbia avuto un movimento o di rotazione relativa sul proprio asse in senso orario o di traslazione verticale, tale da determinare l'andamento in senso opposto della traccia.

Se la traccia mostra un andamento in salita, dato che è la cartuccia a muoversi rispetto al congegno dell'arma, significa che la cartuccia è nella realtà scesa.
Nel punto di arresto dello strisciamento, che coincide col punto più alto a sinistra della traccia, si ha il massimo danneggiamento del bossolo, determinato dal fatto che è venuto a mancare il movimento traslatorio della cartuccia nel senso dell'avanzamento dell'otturatore, per effetto del vincolo costituito dalla culatta della canna o dal fusto: la creazione di tale punto coincide con il momento di ingobbamento della cartuccia.

Se ipotizzassimo l'uso di una pistola semiautomatica, il contatto sarebbe potuto avvenire fra la cartuccia ed il carrello otturatore, nella zona della finestra di espulsione.
Dato che normalmente l'espulsione avviene verso destra, l'ipotesi che la punta della cartuccia si sia abbassata mentre il corpo del bossolo veniva strisciato è in linea col fatto che la punta con la palla in piombo è la parte più pesante della cartuccia.

Accettare questa ipotesi significa però confermare che l'impronta alla base del bossolo sia proprio quella lasciata dall'unghia dell'estrattore dell'arma, negata dai periti, cioè in ultima analisi affermare che l'arma in cui si è verificato l'inceppamento non possa essere compatibile con quella del Mostro.

- CONCLUSIONI -

Dallo studio delle fotografie del reperto corpo di reato n.55357 è stato possibile ricavare alcune indicazioni che risultano essere significative nelle loro conclusioni.
  1. Sulla cartuccia sono presenti delle tracce significative che non solo non vengono adeguatamente descritte dai periti nelle loro relazioni, ma che nella copia conforme del fascicolo della perizia che ho ricevuto per il tramite del Tribunale di Firenze non sono nemmeno citate;
  2. l'identificazione fatta nella Fig.1 della tabella allegata alla perizia Mei, dallo stesso perito attribuita alla Polizia Scientifica del Gabinetto Regionale per la Toscana, risulta essere errata, attribuendo all'azione di estrazione le tracce che sono invece da riferirsi all'azione del carrello otturatore nell'inceppamento;
  3. allo stesso modo, risulta completamente priva di supporto logico e contestabile l'affermazione fatta dai periti Benedetti e Spampinato nella loro relazione laddove negano la possibilità che l'impronta in prossimità del collarino sulla cartuccia Pacciani possa essere attribuita ad un estrattore di un'arma, giustificandola con il riferimento esclusivo all'arma del Mostro, quando la relazione dell'arma del Mostro con la cartuccia in esame è esattamente l'oggetto di investigazione. I periti capovolgono di fatto l'onere della prova: anzichè dire che l'impronta differisce da quella lasciata dalla pistola del Mostro e quindi l'arma in cui è avvenuto l'inceppamento è diversa da quella del Mostro, affermano che, essendo l'impronta diversa da quella di estrazione lasciata dalla pistola del Mostro, l'impronta sulla cartuccia Pacciani non può essere di estrazione! E' solo il caso di rimarcare che i periti non dichiarano che l'impronta sia incompatibile in assoluto con quella di un estrattore di un'arma, ma per farlo realizzano un confronto fra questa impronta e quella omologa lasciata dall'estrattore della pistola del Mostro: una lettura non faziosa di questo fatto mi consente di pensare che anche agli occhi dei periti questa impronta sembrava essere quella di un estrattore, altrimenti che senso avrebbe avuto fare un confronto come questo?
L'insieme di queste conclusioni ci consente di affermare che esistono sulla cartuccia Pacciani delle impronte che devono essere ancora attentamente valutate, la cui origine potrebbe essere ricondotta con grande probabilità ad un congegno dell'arma in cui si è verificato l'inceppamento.

Tale arma avrebbe lasciato anche l'impronta dell'estrattore sul bossolo, che differisce in maniera significativa da quella utililzzata dal cosiddetto Mostro per compiere la serie di delitti.

Da questo studio emergono quindi dei dubbi che non possono essere risolti che per via sperimentale, con comparazioni sui reperti estese anche ai bossoli rinvenuti nei luoghi degli omicidi.

Una particolare preoccupazione deriva dall'aver constatato che la cartuccia corpo di reato n.55357 è stata sezionata nel corso dell'esame del dott. Mei ed inglobata in resina metallografica.

Nella sua relazione si legge infatti (pagg.5-6):
“Allo scopo di approfondire le osservazioni sulla dezincificazione del reperto 55357 e di misurare la profondità di penetrazione dello strato corrosivo, il bossolo in questione è stato sezionato trasversalmente, sentito il parere del Generale Spampinato, a circa 5 mm dal fondello e inglobato in resina metallografica.”.

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DOSSIER "PROCESSO PACCIANI: LE PERIZIE BALISTICHE"
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