Entomologia forense: il duplice omicidio degli Scopeti

di Enrico Manieri - Henry62
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Il delitto degli Scopeti, di cui fu vittima la coppia francese Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvilj nel settembre 1985, è l'ultimo della serie che viene attribuito al Mostro di Firenze.
Per convenzione in seguito mi riferirò all'omicida parlando al singolare, ma si tratta di una semplificazione, dato che secondo la sentenza passata in giudicato del processo ai "compagni di merende", a questo omicidio avrebbe partecipato un gruppo di almeno due/tre persone, con ruoli e responsabilità diverse.


Questo duplice omicidio presenta delle caratteristiche uniche che lo rendono particolarmente importante per le analisi del modus operandi dell'assassino, ma è interessante anche perchè non c'é concordanza fra gli addetti ai lavori sulla data effettiva in cui sarebbe stato perpetrato.
L'esame autoptico, eseguito dal medico legale dottor Maurri, collocò l'omicidio a domenica sera 8 settembre - questa è anche la data accettata nella sentenza del processo - mentre altri autori ritengono più probabile anticiparlo a sabato sera 7 settembre.

A complicare ulteriormente la questione, ci sono anche le testimonianze di chi sostiene di aver visto la mattina di domenica i due francesi vivi e di chi invece dovette, nella stessa giornata, lasciare la piazzola degli Scopeti perchè in essa regnava un forte odore nauseabondo di materia organica in decomposizione, con presenza di una notevole quantità di mosche.

Il dato certo, comunque, è che l'esame del contenuto gastrico delle vittime permise di accertare la presenza dei resti semi-digeriti di un pasto di pappardelle con sugo di carne e pomodori (probabilmente lepre o cinghiale).

- LA RICOSTRUZIONE UFFICIALE DELLA DINAMICA -

Brevemente riassumo come avvenne l'omicidio, secondo la ricostruzione elaborata dagli investigatori: i due francesi erano campeggiati nella piazzola sopraelevata rispetto alla strada che conduce a San Casciano Val di Pesa, in una tendina a pianta trapezioidale, piantata davanti al muso della propria automobile Golf, una vettura di colore bianco e con targa francese, in località bosco degli Scopeti.

L'omicida ha dapprima operato un taglio del telo esterno posteriore della tenda, trovandosi però davanti al telo interno che non venne tagliato, quindi avrebbe girato intorno alla tenda e l'avrebbe aperta, sparando immediatamente all'interno.

Furono rinvenuti alcuni bossoli all'esterno della tenda e uno all'interno di essa, in prossimità dell'ingresso.
La ragazza, colpita al capo, sarebbe morta sul colpo o sarebbe stata comunque gravemente ferita, al punto da non potersi più difendere, mentre il ragazzo, ferito lievemente, riuscì a uscire dalla tenda e a scappare, nudo e nel buio, verso il bosco.
Inseguito e raggiunto dall'omicida, il ragazzo venne successivamente ucciso a colpi di coltello.

I corpi furono rinvenuti lunedì 9 settembre attorno alle ore 14 da un cercatore di funghi; il corpo del ragazzo era a circa 14 metri dalla tenda, parzialmente coperto con rami e rifiuti presenti sul posto in quella che era una sorta di discarica abusiva, mentre quello della ragazza, estratta dal Mostro dalla tenda, aveva subito l'amputazione della mammella sinistra e della zona pubica, per poi essere successivamente reintrodotto nella tenda e collocato sul fianco sinistro.

Il ragazzo giaceva in posizione supina ed innaturale, come un manichino gettato dall'alto, caduto al suolo del tutto inerte: si trovava in una depressione profonda circa un metro e mezzo rispetto al livello della piazzola, con le gambe parallele e appoggiate su un cespuglio, poste ad una altezza di circa 50 centimetri dal suolo; le braccia erano allungate oltre la testa, leggermente piegate, col busto orientato in direzione della piazzola.

Più in alto e a destra della posizione del corpo dell'uomo c'era una chiazza di sangue di circa una quarantina di centimetri di diametro.


Una seconda chiazza di sangue era presente davanti all'ingresso della tenda.

Nella ricostruzione ufficiale le due chiazze di sangue identificherebbero rispettivamente il luogo dove l'uomo sarebbe stato finito a colpi di coltello e quello in cui sarebbero state operate le escissioni sul corpo della donna dopo che era stato estratto dalla tendina.

Mentre la ragazza venne successivamente riposta all'interno della tenda, il ragazzo non sarebbe stato ricoperto volontariamente da rifiuti, ma sarebbe stato gettato in mezzo ad essi e quindi parzialmente ricoperto per effetto della caduta.

In entrambi i casi, i cadaveri non furono comunque abbandonati dove le vittime erano state uccise, come nei precedenti duplici omicidi, ma si cercò intenzionalmente di nasconderne la presenza, probabilmente nel tentativo di ritardarne la scoperta.

Successivamente un lembo del seno della donna francese venne inviato in busta anonima per posta al magistrato Silvia Della Monica, che aveva seguito in passato le indagini sugli omicidi del Mostro di Firenze ma che in quel periodo non si occupava più delle indagini ad essi relative.
La scoperta dell'omicidio avvenne fortuitamente prima del recapito in Procura della busta, per cui fallì il tentativo dell'omicida di prendersi gioco degli investigatori attraverso l'invio di una tragica prova del nuovo omicidio, prima che gli stessi sapessero dove si potesse essere verificato.

Se il tentativo fosse riuscito, si sarebbe certamente scatenata una spasmodica ricerca delle vittime sul territorio e la tragica beffa si sarebbe compiuta, sfruttando l'evidente l'impossibilità di un controllo capillare di un comprensorio così vasto e complesso da un punto di vista morfologico-geografico da parte delle Forze dell'Ordine.

- LA CONSULENZA ENTOMOLOGICA FORENSE -

Come detto, il referto autoptico ufficiale del medico legale datò l'ora della morte alla domenica sera, ma questa datazione venne successivamente (anni dopo i fatti) messa in discussione da una consulenza entomologico-forense svolta dal professor Introna, dell'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Bari, su alcune immagini del corpo della vittima femminile.

In talune pubblicazioni si parla quindi di omicidio compiuto il 7 settembre, mentre in altre la data è quella del 8 settembre.
Dato che è mia consuetudine trattare un argomento tecnico-scientifico solamente dopo averlo analizzato nella sua stesura originale, sapendo per esperienza che nel meccanismo della citazione ripetuta di autore in autore è molto probabile correre il rischio di semplificazioni e fraintendimenti, ho contattato personalmente il professor Introna, per il tramite di un comune amico, che saluto.

Ringrazio, ovviamente, il professore per avermi inviato copia del testo di un suo elaborato di sintesi, che riassume quanto da lui analizzato; ritengo doveroso precisare, per correttezza nei confronti di chi mi legge, che il professore non ha ritenuto di allegare copia delle immagini analizzate nel documento, ritenendo che le stesse fossero "troppo pesanti".

Nell'elaborato si fa esplicito riferimento ad almeno 6 diverse immagini, identificate con le lettere A, B, C, D, E e H, che risulterebbero essere state scattate nelle seguenti occasioni:
  • fotografia A: esame autoptico del corpo di Nadine Mauriot eseguito il martedì 10 settembre 1985;
  • fotografie B, C, D, E, H: immagini scattate durante il sopralluogo agli Scopeti delle ore 17 del lunedì 9 settembre.
Nel testo inviatomi non vengono forniti altri riferimenti a numeri di protocollazione o di reperto ufficiali - immagino comunque che queste immagini facciano parte del materiale documentale allegato agli atti di uno dei numerosi processi svolti a Firenze.
Parimenti, non so se le immagini citate siano state le sole inviate o siano invece state selezionate per la loro significatività da Introna, partendo da un gruppo più numeroso.
La indisponibilità delle immagini non consente, ovviamente, alcuna possibilità di verifica da parte di altri esperti - che avevo ovviamente già preallertato - delle descrizioni e delle affermazioni contenute nella consulenza che mi è stata inviata.
Con rammarico, non mi resta quindi che prendere atto della decisione del professor Introna.


Fatte queste premesse, passo quindi ad analizzare sinteticamente la relazione, ricordando che fra parentesi ed in corsivo, preceduti da "n.d.r.", segnalerò alcune mie personalissime riflessioni che ritengo possano essere oggetto di successivi approfondimenti.

Il documento a me pervenuto si compone di tre facciate scritte in formato elettronico, in cui buona parte del testo è di carattere generale sul comportamento e sull'evoluzione del ciclo vitale degli insetti delle famiglie dei Calliforidi, dei Sarcofagidi e dei coleotteri appartenenti alla famiglia dei Dermestidi.
Mentre la presenza dei Dermestidi in pratica non fa che confermare lo stato avanzato della putrefazione dei corpi e non risulta utile per determinare il momento della morte, la presenza di larve di ditteri delle due famiglie citate consente qualche approfondimento in più.
E' necessario ricordare, come avevo già illustrato in questo articolo, che l'identificazione delle specie di insetti a partire dalle larve è piuttosto difficoltosa e, normalmente, comporta la messa in allevamento delle uova per verificare tramite l'analisi delle larve e, soprattutto, lo sfarfallamento dell'insetto adulto, a quale specie appartengano i reperti prelevati sulla scena del crimine.
Dall'analisi delle sole fotografie, questo tipo di attività è obiettivamente impossibile e quindi il professor Introna ha dovuto necessariamente utilizzare criteri di valutazione basati sul buon senso e sull'esperienza, citando dati di letteratura.
Le fotografie scattate durante il sopralluogo presentano i seguenti dati:


  • foto B: intensa attività di larve di ditteri in I instar sul volto del cadavere, in prossimità dell'occhio destro;
  • foto B: intensa attività di larve di ditteri in III instar a livello del fianco sinistro (n.d.r. - da queste descrizioni si ricava che la fotografia B dovrebbe riprendere volto e fianco sinistro del cadavere, ma la fotografia B venne scattata durante il sopralluogo del 9 settembre e dalla descrizione dello stato di rinvenimento del cadavere, il corpo di Nadine doveva essere sul fianco sinistro, quindi sarebbe da chiarire come sia stato possibile mostrare il fianco sinistro - sono stati spostati i corpi?);
  • foto D: larve di ditteri in I e III instar sul fianco destro;
  • foto D: larve di ditteri in III instar a livello della mutilazione pubica (n.d.r. - da queste descrizioni si ricava che la fotografia D mostra il tronco del cadavere nella porzione centrale e destra);
  • foto E: presenza di coleotteri Dermestidi nella zona della ferita pubica;
  • foto H: presenza di un calliforide verde adulto sul mento del cadavere.

La fotografia A risulta scattata durante l'autopsia del 10 settembre e mostra:

  • foto A: cadavere lavato, presenza di larve in III instar sul volto e "area nerastra, tipica per l'azione spoliatrice di una massa larvale di fresca schiusa".
In generale sul corpo si rilevano tracce di intensa attività spoliatrice delle larve in I instar sul volto e nella zona pubica, dove risultano evidenti anche delle zone nerastre, necrotizzate dall'azione degli enzimi litici delle larve.

A livello pubico non sono evidenti larve in I instar, il chè farebbe supporre la fine di tale fase in quella zona del corpo, con migrazione delle larve verso altri siti cadaverici.

Il corpo, alla data del sopralluogo (quindi alle ore 17 del 9 settembre), risulta già essere in fase enfisematosa colorativa, con assenza di rigidità e inizio di delaminazione cutanea; il reticolo venoso putrefattivo risulta essere in fase iniziale.

Le condizioni del corpo sarebbero, secondo il professore, "comunque indicative per un'epoca di morte superiore alle 24-36 ore per le peculiari condizioni climatiche in cui soggiornò la salma".

Come accennato, le larve di ditteri sono in genere riconducibili alle famiglie dei Calliforidi e dei Sarcofagidi: i primi depongono uova sul cadavere, i secondi depongono direttamente larve in I instar e, oltre a nutrirsi del cadavere, razziano anche uova e larve dei Calliforidi.
I tempi di sviluppo del loro ciclo vitale citati nella relazione sono i seguenti:

  • Calliforidi: deposizione di uova in gruppi numerosi in orifizi naturali e ferite del cadavere (mai in zone direttamente esposte al sole); la deposizione non avviene mai di notte o nelle ore più calde del giorno, ma elettivamente nelle prime ore della giornata; schiusa dopo 18-24 ore dalla deposizione alla temperatura media di 27°C (in letteratura sono citati casi in cui, in piena estate e in particolari condizioni, gli intervalli minimi divengono di 9-11 ore);




  • Sarcofagidi: le larve in I instar impiegano in media 24 ore per passare al II instar e altre 15-18 ore per giungere al III instar; "il minimo descritto in letteratura sono 10 ore per passare dal I al II instar e 15 ore per passare dal II al III instar"; "i Sarcofagidi non depongono uova ma larve già attive in I instar, il che determina un vantaggio di sviluppo di almeno 12 ore sui Calliforidi che sono costretti a lasciare uova sul cadavere".

Le larve dei Sarcofagidi hanno quindi un vantaggio temporale sullo sviluppo dei Calliforidi stimato dal professore in almeno 12 ore (n.d.r. - il vantaggio minimo dovrebbe essere pari al tempo intercorrente fra la deposizione delle uova dei Calliforidi e la loro schiusa, che Introna riferisce mediamente in 18-24 ore, con un valore minimo di letteratura di 9-11 ore; ipotizzare un vantaggio di almeno 12 ore significa indirettamente attribuire alla scena del crimine delle condizioni ambientali non troppo lontane da quelle ottimali descritte in letteratura per l'intervallo minimo).
Per la determinazione dell'orario della morte attraverso l'analisi dei ditteri cadaverici, è necessario avere campioni delle larve più sviluppate e di quelle più numerose; queste dovranno essere studiate per definirne la specie di appartenenza mediante l'analisi microscopica degli opercoli respiratori e dello scheletro cefalico, quindi, nota la temperatura a cui è stato tenuto il corpo, è possibile stimare l'intervallo di tempo di attività degli insetti, cioè l'ora della deposizione che determina il limite minimo della morte.


(opercoli respiratori di larva di dittero fissati su vetrino)


Il professor Introna scrive testualmente nella sua relazione:

"Purtroppo nel caso in esame nessun campione dei ditteri cadaverici fu mai prelevato dalla salma al momento del sopralluogo e quindi adeguatamente fissato: tutto si basa pertanto su supposizioni estrapolabili dalla sola analisi della documentazione fotografica disponibile" (n.d.r. - non è possibile sapere con certezza a che specie appartenessero le larve fotografate e necessariamente le stime sull'orario della morte che possono essere date risentono di questa indeterminazione).

Volendo comunque stimare l'orario della morte, il professore ipotizza che le larve in III instar possano essere dei Sarcofagidi, che per raggiungere quello stadio di sviluppo avrebbero avuto bisogno come minimo di 25 ore prima delle ore 17 del 9 settembre (orario del sopralluogo).

"Un'epoca minima di morte inferiore alle 25 ore dai rilievi fotografici non è concretamente ed attendibilmente ipotizzabile sulla scorta dell'analisi del dato entomologico documentato dalle foto inviatemi."

Le larve in I instar sarebbero invece di Calliforidi, nate dopo 18-24 ore dalla deposizione delle uova, che al momento del sopralluogo erano ancora presenti nel sito di schiusa intente nell'azione spoliatrice locale, che ha durata compresa fra le 16 e le 24 ore. Sul volto del cadavere era infatti presente al momento del sopralluogo una massa larvale in I instar (foto B).

Dall'analisi delle larve e dalle condizioni di decadimento del corpo, si può quindi concludere che l'ipotesi minima, ottenuta combinando i due risultati appena ottenuti, sia sintetizzabile in un intervallo di attività degli insetti di circa 36 ore rispetto alle ore 17 del 9 settembre 1985 (n.d.r. - ciò significa che l'orario massimo della morte potrebbe essere le ore 5 della mattina di domenica 8 settembre).

- ALCUNE CONSIDERAZIONI PERSONALI -

La lettura della consulenza mi ha destato alcuni personalissimi dubbi, che passo ad illustrare.

1) Il primo dubbio che mi è nato è stato chiarito parlando telefonicamente col professore: per quale motivo si é analizzato, da un punto di vista entomologico forense, il solo corpo della signora Nadine Mauriot, che ricordo essere stata riportata nella tenda dopo le escissioni, mentre nessuna valutazione è stata fatta sul corpo del ragazzo, che era all'aperto ed in contatto col terreno e con l'ambiente?

La presenza della tenda chiusa, sebbene non mi è ancora del tutto chiaro se le cerniere fossero completamente o parzialmente aperte, ha ovviamente influito sulla temperatura cui è stato soggetto il corpo e sappiamo che la temperatura è un fattore importante da tenere in considerazione nell'analisi entomologica.

Ovviamente il corpo del ragazzo non avrebbe risentito di questa alterazione della temperatura e le indicazioni desumibili dallo stato dello stesso sarebbero state certamente più attendibili, dato che è del tutto lecito ritenere che la morte delle due vittime fosse stata praticamente contemporanea.

La risposta del professore è stata illuminante: la sua consulenza è stata svolta solo sulla base di immagini fotografiche che gli furono appositamente inviate e queste erano relative al solo corpo della donna.
Il professor Introna non ha quindi avuto modo di analizzare immagini del corpo di Jean-Michel Kraveichvilj.

2) Un mio secondo dubbio è relativo al fatto che non si faccia mai riferimento nella consulenza alla specificità dell'ambiente circostante i corpi, cioè al fatto che il corpo del ragazzo fosse in una sorta di discarica abusiva di rifiuti e poco o niente si sappia di quali fossero le condizioni delle zone immediatamente circostanti la piazzola (eventuale presenza di carcasse di animali morti, presenza di deiezioni e rifiuti organici, allevamenti di bestiame e cose del genere), cioè della possibilità o meno che la scena del crimine potesse, dal punto di vista entomologico forense, essere stata in qualche modo interessata, sia nel dominio del tempo che dello spazio, anche da fenomeni non direttamente correlati all'evento criminale e in qualche modo diversi dal comportamento medio di casi analoghi in letteratura.

La presenza di rifiuti, per esempio, rende molto probabile la presenza sulla scena del crimine di mosche che avrebbero potuto immediatamente colonizzare i corpi, addirittura già nella eventuale fase di agonia, se la morte non fosse stata immediata.

L'effetto di questo fattore sarebbe quindi di azzerare l'intervallo di tempo fra il momento della morte e quello di inizio attività degli insetti (PIA, "Period of Insect Activity").

3) Un terzo dubbio mi nasce da due righe del professor Introna che ritengo particolarmente importanti e di cui non avevo finora avuto sentore.
Al termine della sua trattazione, il professor Introna scrive:

"Ultima nota: dalla foto C si evidenziano lesioni semicircolari periodiche parallele a livello della mutilazione della mammella, come per uso di strumento rotante?".

La foto C fa parte del gruppo scattato durante il sopralluogo delle ore 17 del lunedì 9 settembre, quindi l'osservazione del professor Introna mi sembra assai rilevante, perchè introduce un aspetto che, pur non essendo io in grado di valutarlo completamente nella sua reale importanza, dato che non ho la fotografia in questione, potrebbe però fornire indicazioni in merito all'arma bianca (o forse alle armi bianche) utilizzate dall'omicida.

Sebbene espressa in forma dubitativa, l'osservazione del professor Introna é importante perchè introduce la possibilità di una verifica dell'attendibilità della testimonianza fornita da Lotti sulle armi e sulle modalità del delitto.

Data la competenza del professor Introna, se lui parla di "lesioni semicircolari periodiche parallele a livello della mutilazione della mammella" si deve ritenere che queste esistano e abbiano delle evidenti caratteristiche di ripetitività, rilevate, peraltro, dall'esame di fotografie, per cui mi aspetterei di trovare dei precisi riscontri o nel tipo di azione fatta per procedere all'amputazione o nella tipologia di strumento utilizzato per fare le escissioni.
Queste ferite sono funzionali all'escissione o potrebbero essere esse stesse l'effetto secondario, quindi non voluto, di una particolare conformazione della lama (penso, per esempio, ad un coltello avente sul dorso i denti di una sega, come è possibile trovare comunemente nei coltelli da sopravvivenza o da sub)?

Se queste ferite fossero da imputare ad una serie di azioni, allora non si tratterebbe di un unico taglio deciso, come invece attestato da referti autoptici di omicidi precedenti (quindi avremmo una particolarità dell'azione criminale rispetto a altri casi attribuiti allo stesso autore), mentre nel caso di ferite lasciate non intenzionalmente si dovrebbe dedurre necessariamente l'uso di uno specifico strumento o con parti in movimento come ipotizza Introna dubitativamente o magari con una lama di forma particolare (a falce, per intenderci) utilizzata in modo specifico con movimenti ripetuti e semirotatori, oppure, come ipotizzo, un coltello dotato di una sega sul dorso della lama.

- CONCLUSIONI -

Dopo aver visto nel dettaglio le diverse conclusioni della consulenza entomologica forense del professor Introna e le risultanze autoptiche del medico legale dottor Maurri, credo sia opportuno cercare di dare un contributo personale di sintesi alla vicenda.

Dato che è mia profonda convinzione che non siano le ipotesi di ricostruzione a dover confermare le testimonianze, le evidenze e gli indizi, ma valga esattamente l'opposto, cioè che le ipotesi debbano aver base e trarre forza dalle evidenze, credo che l'unico modo per conciliare l'insieme dei dati a volte discordanti consista nel formulare ipotesi diverse da quelle finora proposte e procedere poi per approssimazioni successive.

E' un fatto che il contenuto gastrico delle vittime fosse costituito dai resti semidigeriti di pasta (forse pappardelle) al sugo di carne e pomodoro.
La contemporanea presenza di amidi e carne è un fattore importante di rallentamento della digestione del cibo, per l'incompatibilità dell'ambiente chimico richiesto dalla digestione degli amidi (alcalino) e quello invece prodotto dalla presenza di carni (acido).

L'assenza di resti di colazione ci consente di escludere, assai ragionevolmente, che l'omicidio possa essere avvenuto nel lasso di tempo che va dalla colazione al pranzo.

Nel corso del processo si è sempre accettata l'ipotesi che l'omicidio degli Scopeti sarebbe avvenuto di sera, ma siamo certi che sia davvero così?

Sia l'accusa che la difesa avevano interesse a non mettere in discussione l'ipotesi di base che l'omicidio fosse avvenuto di sera/notte, dato che nella serata di sabato per almeno un imputato la difesa avrebbe potuto esibire un alibi, mentre l'accusa si reggeva sulla testimonianza di Lotti.

Personalmente non condivido questa ultima affermazione e formulo una mia ipotesi: l'omicidio potrebbe essere avvenuto nella primissime ore della mattina, sul far del giorno, ed i resti semidigeriti del pasto sono da riferirsi alla cena della sera precedente.

Se l'omicidio fosse avvenuto sul far del giorno, si concilierebbero sia le conclusioni entomologico-forensi che quelle del medico legale, dato che l'esposizione a temperature elevate dei corpi avrebbe favorito la decomposizione, mentre gli insetti avrebbero potuto colonizzare immediatamente i cadaveri, come lecito attendersi dal contesto dell'ambiente.
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In questa ottica, anche il tentativo di fuga del ragazzo, il suo essere raggiunto e finito a coltellate per poi essere lasciato fra i rifiuti risulterebbe essere più verosimile.
Non è da trascurare poi il fatto che la presenza di testimoni alla scena (guardoni, per esempio) è da considerarsi nulla nelle prime ore della mattina e anche eventuali rumori, dovuti ai colpi di pistola, potrebbero molto facilmente essere scambiati per colpi sparati dai cacciatori.
Analogo discorso varrebbe per i controlli delle Forze dell'Ordine: nessuna coppia-esca di poliziotti avrebbe campeggiato agli Scopeti, passando la notte intenda davanti ad una macchina con targa straniera, mentre, dopo una sera tranquilla, non ci sarebbe stato alcun motivo di avere posti di blocco sulle strade la mattina seguente.
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In conclusione, l'ipotesi dell'omicidio nelle prime ore della mattina disegna, a mio parere, nuove possibilità che conciliano una serie di elementi tecnici e della dinamica dei delitti altrimenti fra loro contrastanti, non ultimo il fatto che l'omicida cercò di nascondere in qualche modo i corpi perchè, essendo giorno a breve o addirittura già chiaro, a differenza degli omicidi precedenti, sarebbe stato non solo possibile ma anzi molto probabile che questi potessero essere visti anche da lontano da occasionali passanti per la piazzola.
In merito alla dinamica dei fatti, sto elaborando una mia personalissima ipotesi di ricostruzione, che si basa però sulle evidenze che si possono trarre dai rilievi svolti dalla Polizia Scientifica e dal sopralluogo dell'equipe criminologica coordinata dal professor De Fazio.

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